Difficoltà nell’organizzare casa: alcune delle ragioni che ci bloccano

Difficoltà nell’organizzare casa: alcune delle ragioni che ci bloccano

Ci sono giorni in cui apriamo l’armadio, vediamo il caos al suo interno, pensiamo “devo sistemare” e poi chiudiamo.
Decidiamo di rimandare, magari dicendoci che non abbiamo tempo o che lo faremo più avanti.
Ma spesso, sotto quelle ragioni che ci portiamo dietro, c’è qualcos’altro.

Dopo anni passati nelle case delle persone, a guardare armadi aperti e cassetti più pieni del dovuto, ho capito una cosa: le difficoltà nell’organizzare casa non sempre sono questione di mancanza di tempo o di metodo. A volte ci blocchiamo per ragioni più profonde. A volte è la mancanza di tempo, è vero. Ma altre volte dietro ci sono nodi emotivi legati agli oggetti che possediamo, o semplicemente non sappiamo da dove iniziare e questo ci paralizza.

In questo articolo ho voluto approfondire gli ostacoli che incontro ogni giorno nel mio lavoro, quelli che rendono difficile organizzare casa anche quando hai tempo, spazio e motivazione. Quelli di cui non si parla spesso, non perché ci sia qualcosa di sbagliato, ma perché sono meno evidenti di una semplice mancanza di tempo.

Le ragioni che ci bloccano

“Quando avrò tempo, lo farò bene”

Questa è probabilmente la ragione che sento più spesso quando parlo con qualcuno di cosa faccio per lavoro o mi addentro in qualche discorso relativo all’organizzazione.

E il punto è che è vera. Non stiamo inventando una scusa: pensiamo davvero di aver bisogno di più tempo per fare un lavoro come si deve. Il problema è che questa convinzione ci fa cadere nella trappola della perfezione.

Stiamo aspettando il momento perfetto. Quel weekend libero, quelle vacanze, quel periodo senza impegni dove finalmente avremo quattro ore consecutive per fare tutto come si deve. Intanto passano settimane o addirittura mesi, e il disordine cresce perché “tanto poi lo faccio bene”.

Il punto è che il momento perfetto spesso non arriva. O meglio, quando hai davvero quelle quattro ore libere, la situazione è peggiorata e quelle ore non bastano più. Il compito è diventato così grande che probabilmente verrà rimandato ancora.

Per come la vedo io, l’organizzazione non è quasi mai un progetto unico, ma al contrario si tratta di una serie di piccoli gesti quotidiani. Dieci minuti oggi valgono più di quattro ore ipotetiche tra tre mesi. Ma accettare questo significa rinunciare all’idea del grande reset definitivo. Significa fare pace con l’imperfezione del processo.

Organizzare i propri spazi richiede tempo, questo è vero. Ma aspettare il momento perfetto rischia di trasformarsi in un modo per non iniziare mai.

 

“Prima devo comprare i contenitori giusti”

Ho perso il conto delle volte che qualcuno mi ha detto: “Sto aspettando di comprare gli organizer adatti, poi sistemo tutto.”

Questa ragione sembra molto sensata. Gli organizer servono, certo. Ma diventano un problema quando li usiamo come prerequisito invece che come strumento.

Molto spesso lo spazio da riorganizzare non ha bisogno di tutti gli organizer che pensavamo ci servissero.
Per capire di cosa c’è davvero cosa serve e cosa ci aiuterà a mantenere l’ordine nella quotidianità bisogna prima capere come vogliamo utilizzare quello spazio.

Come fai a sapere di che dimensioni sono i contenitori che ti servono se non hai ancora deciso cosa mettere in ogni cassetto? Come scegli il giusto organizer per l’armadio se non sai quali capi vorrai tenere?

Comprare degli organizer prima di fare decluttering e capire come suddividere lo spazio è un po’ come scegliere di acquistare una cornice senza sapere di quali dimensioni sarà il quadro al suo interno.

Il punto è che puoi iniziare anche senza. Fai delle prove, usa quello che hai già in casa, vedi come ti trovi. Solo dopo potrai capire davvero di cosa hai bisogno, e spesso scoprirai che ti serviva meno di quanto pensassi.

 

“L’ordine non è il mio forte, sono fatta così”

Questa è probabilmente la credenza più radicata. “Sono disordinata di natura”, “Non sono portata per l’organizzazione”, “Ho sempre vissuto così” oppure “Nel mio disordine trovo sempre tutto ciò che mi serve”.

Il punto è che questa frase può significare due cose diverse. A volte è un riconoscimento reale: hai un modo di funzionare che è diverso dagli standard classici di ordine, e va bene così. Altre volte, però, diventa un modo per chiudere ogni possibilità prima ancora di provarci.

C’è una differenza tra riconoscere le proprie inclinazioni e usarle come limite invalicabile. Nessuno ti chiede di trasformarti in qualcuno che non sei. Ma dire “sono fatta così” a volte può diventare un modo per non mettere nemmeno in discussione se esiste un sistema che potrebbe funzionare per te.

Ho visto persone che si definivano disordinate di natura creare sistemi che funzionano per loro. Trovando soluzioni che semplificano la loro quotidianità.

Essere organizzati non è un tipo di personalità, ma piuttosto un insieme di abitudini che si costruiscono nel tempo e che si adattano al modo in cui viviamo.

Il “sono fatta così” diventa un ostacolo quando blocca ogni tentativo di cambiamento. Quando diventa una profezia che si autoavvera: non organizzo perché non sono portata, e non organizzando confermo di non essere portata.

Ma se il disordine ti crea problemi reali, se ad esempio perdi tempo a cercare cose, se gli spazi non funzionano, o se ti senti sopraffatta, allora forse vale la pena chiedersi se esiste un modo diverso di fare le cose.

 

“Non so da dove iniziare”

Questa la sento spesso, e capisco perché. Quando hai davanti un armadio pieno, tre cassetti stracolmi, e una montagna di cose da sistemare, è normale sentirsi paralizzati.
Non sai da dove partire perché tutte le opzioni sembrano ugualmente urgenti, o ugualmente impossibili.

Il punto è che non esiste un punto di partenza oggettivamente giusto. Non c’è una regola che dice “devi iniziare dai cassetti” o “prima l’armadio”.
Puoi provare ad agire per priorità, partendo dalla cosa che pesa di più sulla tua quotidianità.
Il cassetto che ti infastidisce ogni volta che lo apri, l’armadio che vedi e ti fa venire l’ansia, l’angolo che eviti con lo sguardo. Quello può essere un ottimo punto di partenza.

A volte, però, il “non so da dove iniziare” nasconde qualcos’altro. La fatica di dover prendere decisioni, la resistenza emotiva verso certi oggetti, il peso di affrontare cose che abbiamo rimandato per mesi. E quando il blocco è emotivo, nessun metodo perfetto lo risolve.

La buona notizia è che puoi iniziare da qualsiasi punto. Anche il più piccolo. Anche quello che consideri meno importante.
Perché spesso, una volta che inizi, il resto viene da sé.

 

Quando gli oggetti hanno un peso emotivo

Fin qui abbiamo parlato di ragioni più pratiche. Ma c’è un livello più profondo di difficoltà, quello che emerge quando il problema non è la mancanza di tempo o di metodo, ma il carico emotivo legato agli oggetti.

Aprire un armadio e trovarci i vestiti di quando avevamo 20 anni. Gli hobby abbandonati che occupano intere mensole. La giacca di una persona che abbiamo perso. I regali che non ci sono mai piaciuti ma che ci fanno sentire in colpa se decidiamo di donarli. Gli oggetti comprati a caro prezzo e mai usati.

Questi oggetti non sono solo cose. Sono legati a versioni di noi che non esistono più, a persone che abbiamo amato, a scelte che abbiamo fatto e che forse non rifaremmo. E lasciarli andare molto spesso significa affrontare tutto questo.

Non è pigrizia. Non è disorganizzazione. È che alcuni oggetti portano con sé storie, emozioni, rimpianti. E separarsi da loro richiede molta più energia di quanto sembri dall’esterno.

Non dobbiamo imparare a liberarci di tutti gli oggetti  senza problemi. La cosa fondamentale è riconoscere quando un oggetto ti aiuta davvero a ricordare qualcosa di importante, e quando invece ti pesa solo perché non hai il coraggio di lasciarlo andare.

A volte tenere tutto significa non permettersi di scegliere cosa conta davvero. Quando dai lo stesso peso a una fotografia preziosa e a una vecchia bolletta, quando tutto resta perché “potrebbe servire” o “me l’hanno regalato”, alla fine niente ha più davvero un valore.

In generale non esiste mai una regola su cosa tenere e cosa no, soprattutto quando si tratta di oggetti carichi di emozioni.
In questi casi però possiamo aiutarci con delle domande. “Questo oggetto mi fa stare bene quando lo vedo?”, “Mi pesa averlo in casa?”

E se in questo momento non riesci a prendere una decisione su un oggetto? Va bene. Non devi decidere tutto subito. Puoi mettere da parte le cose su cui hai dubbi, chiuderle in una scatola, e tornare a guardarle tra qualche mese. A volte il tempo aiuta a vedere le cose con più chiarezza. Altre volte ti accorgi che quella scatola non l’hai mai riaperta, e quella è già una risposta.

 

Come affrontare le difficoltà reali

Le difficoltà di cui abbiamo parlato fin qui non si risolvono con una checklist o con un metodo di riorganizzazione da seguire alla lettera.

Vorrei però condivider alcune cose che ho imparato e che spero possano aiutarti.

Riconosci la vera difficoltà

Se continui a rimandare, chiediti perché. Davvero non hai tempo o hai paura di cosa troverai? Davvero ti mancano gli organizer o stai cercando il pretesto perfetto per non iniziare? La chiarezza sul vero ostacolo è il primo passo.

 

Permetti a te stessa di tenere alcune cose senza giustificazioni

Se quell’oggetto ti è davvero caro, anche se non ha senso pratico o sai già che non lo utilizzerai, non importa, tienilo. Ma c’è una differenza enorme tra tenere le cose che ami e tenere quelle che ti fanno solo sentire in colpa se scegli di lasciarle andare.

 

Inizia da dove non fa male

Non serve affrontare subito gli oggetti più carichi emotivamente. Inizia dal cassetto dei cavi, dalle vecchie riviste, dalle cose neutre. Prendi confidenza con il processo prima di addentrarti nell’organizzazione degli oggetti che ti creano più difficoltà.

 

Non devi fare tutto

Non devi svuotare tutto, rivedere tutto, decidere su tutto. Puoi decidere di organizzare una stanza e lasciare quella scatola chiusa che ti pesa ancora per un po’. Puoi sistemare il presente e tenere il passato dove sta.
L’organizzazione non è mai tutto o niente.

 

Riconosci quando serve un altro tipo di aiuto Se dietro al disordine c’è qualcosa di più profondo – una perdita recente, un cambiamento di vita importante, un momento difficile, forse il decluttering non è la priorità in questo momento. E va bene così.

 

Le difficoltà nell’organizzare casa sono reali, non scuse da smontare con un po’ di buona volontà. Sono blocchi veri, alcuni pratici, altri emotivi, spesso intrecciati.

Riconoscerli non significa risolverli immediatamente. Ma significa smettere di combatterli con gli strumenti sbagliati. A volte la casa è disordinata perché la vita è complicata. E l’organizzazione può aiutare, ma non risolve tutto.

Questo articolo non ha soluzioni facili perché i problemi di cui parliamo non sono facili, ma forse può aiutarti a capire perché per te è difficile. E capire il perché è sicuramente già un passo avanti, un punto da cui poter poi iniziare quando ti sentirai pronta.

Se ti riconosci in qualcuna di queste difficoltà, sappi che non sei sola. E che il fatto che sia difficile non significa che tu stia sbagliando qualcosa ma al contrario, che stai affrontando qualcosa di vero.

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