Informazioni pratiche prima di partire
Auto: Abbiamo noleggiato una Hyundai Tucson 4×4 direttamente in aeroporto. Il 4×4 in inverno non è un optional, è obbligatorio. Le strade islandesi d’inverno possono essere impegnative, e alcune sono proprio precluse senza una macchina di questo tipo.
Quando andare: Dicembre è pieno inverno. Significa poche ore di luce (circa 4-5 ore), temperature che oscillano tra -5°C e +3°C, e in alcuni casi più rari possono arrivare fino a -15°C con possibilità concreta di neve e vento . Ma significa anche possibilità di vedere l’aurora boreale e paesaggi completamente diversi rispetto a quelli che vedresti nel periodo estivo.
Budget: L’Islanda è una meta con prezzi superiori alla media. Trattandosi di un’isola, fanno più fatica a ricevere gli approvvigionamenti e di conseguenza è tutto un po’ più caro. Noi abbiamo risparmiato ad esempio scegliendo di fare dei pranzi al sacco in macchina durante gli spostamenti. Per cene e pernottamenti il budget va calcolato generosamente così sarai sicuro di non avere sorprese.
L’itinerario: sei giorni tra sud e nord
Giorno 1: Arrivo e prima notte a Selfoss
Siamo atterrati a Keflavík nel pomeriggio. E dopo aver ritirato la nostra auto ci siamo diretti verso Selfoss, un paesino a circa un’ora dall’aeroporto. Primo impatto con le strade islandesi: buio totale, poco traffico e quella sensazione di essere soli in mezzo a un paesaggio immenso.
Selfoss è piccolo, caratteristico, perfetto per acclimatarsi senza lo stress di Reykjavík. Abbiamo cenato in città e dormito all’Hotel Kanslarinn a Hella, poco fuori.
Consiglio pratico: Arrivare in Islanda e buttarsi subito in lunghi spostamenti è stancante. Passare la prima notte non troppo distanti dal nostro punto d’arrivo ci ha permesso di partire freschi il giorno dopo.
Giorno 2: La giornata delle cascate
Questo è stato il giorno più intenso per chilometri e tappe. L’obiettivo: vedere più cascate possibili lungo la costa sud.
Gluggafoss – La prima cascata della giornata, meno turistica delle altre. Ci si arriva con una breve camminata e si può passare dietro il salto d’acqua. A dicembre, con il ghiaccio che inizia a formarsi ai lati, è spettacolare.
Seljalandsfoss – Forse la cascata più fotografata d’Islanda. Anche qui puoi riuscire a camminarci dietro, ma in inverno è necessario fare più attenzione, il terreno è ghiacciato e scivoloso. Noi ci siamo fermati davanti, e anche così l’impatto è stato notevole.
Skógafoss – La mia preferita di questo giro. Imponente, potente, con quel rumore inconfondibile che senti prima ancora di riuscire a scorgerla. C’è una scalinata che porta in cima, ma durante la nostra visita era completamente ghiacciata.
Kvernufoss – Cascata meno nota, nascosta in una piccola gola. Per raggiungerla serve camminare un po’, ma ne vale la pena proprio perché è tranquilla e poco affollata.
Reynisfjara Beach – La spiaggia nera. Sabbia nera vulcanica, colonne di basalto, onde dell’Atlantico che si infrangono con una violenza che fa quasi impressione. È uno dei posti più belli e più pericolosi d’Islanda. Le onde sono imprevedibili ed è sempre bene tenersi a un po’ di distanza. Per me questo paesaggio evoca potenza e grazia allo stesso tempo, rendendolo davvero unico nel suo genere.
Abbiamo dormito al Fosshotel Glacier Lagoon a Hnappavellir, sulla strada verso est.
Note: L’itinerario di questa giornata richiede molte ore in macchina, e sicuramente in un periodo con giornate dove il sole tramonta più tardi, ci si può muovere con più calma. Se invece avete più tempo a disposizione per il vostro viaggio, il mio consiglio è di distribuite queste tappe in due giorni.
Giorno 3: Ghiaccio, laguna e grotta
La giornata che aspettavamo: ghiacciai, laguna glaciale e grotta di ghiaccio.
Vatnajökull e la grotta di ghiaccio – Abbiamo prenotato con Arctic Adventures il Crystal Ice Cave Tour. L’esperienza parte dalla laguna di Jökulsárlón, da cui poi si parte per arrivare alla base del Vatnajökull, il ghiacciaio più grande d’Europa.
Visitare la grotta è stato magico. Entrare in una cavità naturale scavata dall’acqua di disgelo dentro il ghiacciaio, vedere quelle pareti blu cristallo, quella luce che filtra attraverso strati di ghiaccio formatisi in secoli. È un’esperienza che va oltre la fotografia, e anche oltre le parole.
Per me è stato anche personale: soffro di claustrofobia, e sapevo che la grotta avrebbe potuto mettermi a dura prova. Ma la guida è stata attenta, gli spazi erano più ampi di quanto temessi, e sono riuscita non solo a entrare ma a godermi ogni secondo. È stato un piccolo traguardo personale oltre che un momento incredibile, una giornata che sono certa di ricordare!
Jökulsárlón Glacier Lagoon – Dopo la grotta, siamo tornati alla laguna. Questo è il luogo che mi è rimasto più impresso di tutto il viaggio. Iceberg che galleggiano silenziosi, alcuni grandi come case, che si staccano dal ghiacciaio e scivolano lentamente verso l’oceano. Il silenzio, la vastità, la bellezza pura di quel posto.
Diamond Beach – Attraversata la strada, c’è la spiaggia dove gli iceberg si arenano prima di sciogliersi. Ghiaccio cristallino sulla sabbia nera. Sembrano diamanti che scintillano al sole, da qui il nome del posto. Anche qui, bisogna fare un po’ di attenzione, ho visto alcuni turisti salire sugli iceberg per le foto. Io lo sconsiglio perchè può essere pericoloso.
Alla fine di questa giornata abbiamo dormito all’Hérad – Berjaya Iceland Hotels a Egilsstadir, nella zona est.
Giorno 4: Verso il nord
Questo è stato il giorno con gli spostamenti più lunghi, ma durante il tragitto abbiamo fatto due soste che valevano la pena.
Seydisfjordur – Un paesino minuscolo e caratteristico, famoso per la chiesetta azzurra con il viale arcobaleno davanti. È pittoresco, tranquillo, un po’ fuori mano ma proprio per questo ha un’atmosfera speciale. In inverno era semi-deserto, il che lo rendeva ancora più suggestivo.
Akureyri – La “capitale del nord”, che in realtà è una cittadina di 20.000 abitanti. Ma rispetto alla desolazione del resto del nord, sembra una quasi metropoli.
Abbiamo cenato qui e dormito all’Akureyri – Berjaya Iceland Hotels.
Giorno 5: Il nord e il ritorno a Reykjavík
Goðafoss – La cascata degli dei. Si sviluppa più in larghezza che in altezza, con una forma particolare a ferro di cavallo. Il suo nome viene da una leggenda antica: intorno all’anno 1000, quando l’Islanda si convertì ufficialmente al cristianesimo, il capo tribù locale gettò in questa cascata tutti gli idoli pagani che possedeva, simbolicamente chiudendo con il vecchio credo.
In inverno, il ghiaccio la incornicia ai lati, creando delle sculture naturali. L’acqua continua a scorrere potente al centro, ma tutto intorno è cristallizzato. C’è un contrasto forte tra il movimento dell’acqua e la staticità del ghiaccio che rende il posto quasi irreale.
Christmas House ad Akureyri – Una piccola sosta d’obbligo per tutti gli amanti del periodo natalizio: un negozio dedicato al Natale aperto tutto l’anno dove poter scovare qualche decorazione da appendere all’albero di casa.
La giornata si è conclusa con un lungo spostamento verso Reykjavík, dove abbiamo dormito all’Etna Guldsmeden Hotel.
Giorno 6: Reykjavík e l’aurora
L’ultimo giorno lo abbiamo dedicato a Reykjavík. Ci serviva una giornata più tranquilla dopo gli spostamenti intensi dei giorni precedenti, e la capitale islandese si presta bene a un giro rilassato.
Abbiamo girato la città a piedi. Hallgrímskirkja, la chiesa che domina la città con la sua architettura molto particolare, vale la salita in cima per la vista. Da lassù si vede tutta Reykjavík: le case colorate, il porto, le montagne intorno. La città è piccola vista dall’alto, quasi raccolta.
Poi siamo scesi verso il porto di Reykjavík, che è vivace anche d’inverno. Ci sono ristoranti, caffè, il Harpa (il centro concerti con la facciata di vetro), la zona ideale per trovare un posticino in cui pranzare.
Reykjavík è particolare: non aspettatevi una grande città europea. È più un grande paese, con quell’atmosfera rilassata e quasi provinciale che non ti aspetti da una capitale. Le case colorate, le strade tranquille, tutto a dimensione umana.
Ma il momento più suggestivo di quest’ultima giornata è arrivato solo una volta calata la sera.
L’Islanda prima di salutarci ci ha regalato l’aurora.
L’aurora boreale: aspettative, realtà e consigli
L’aurora l’abbiamo vista l’ultima sera, quasi per caso. O meglio, l’avevamo cercata attivamente usando l’app, ma quando siamo usciti per vederla non ero convinta che sarebbe successo davvero.
Ci siamo sposati in una zona buia fuori città. All’inizio non si vedeva niente di particolare, solo cielo. Poi Davide ha detto “guarda lì” indicando un punto e io vedevo solo… cielo.
Ci è voluto un minuto per capire che quella sfumatura verde non era un riflesso o un’illusione ottica. Era lei. Si muoveva lentamente, ondeggiava. Non il verde acceso che avevo in mente, più un velo pallido che danzava senza fretta.
L’aurora che abbiamo visto era di forza 2 su una scala di 5. Debole, tecnicamente. Ma quando sei lì sotto, con la testa all’in su e il freddo che ti gela le guance, rimani semplicemente incantato.
Cosa ho capito sull’aurora:
L’intensità bassa non rende l’esperienza meno valida. Anche un’aurora debole ti lascia senza parole, perché non è questione di spettacolarità – è questione di rarità, di unicità del momento.
Non puoi programmarla. Puoi solo aumentare le probabilità: andare in inverno quando le notti sono lunghe, monitorare le app che tracciano l’attività geomagnetica, sperare che il cielo sia sereno, allontanarti dalle luci artificiali. E poi aspettare. A volte capita, a volte no.
Se la vedi, non passare tutto il tempo a fotografarla. Scatta qualche foto, sì, ma poi metti via il telefono e guardala. Davvero. Perché quello che la fotocamera cattura non è quello che tu stai vivendo. L’emozione, il freddo, il silenzio, il fatto che sei lì con le persone che ami a guardare qualcosa di incredibile – quello non lo cattura nessuna fotocamera.
Strumenti utili:
- My Aurora Forecast – App per monitorare attività e previsioni
- Icelandic Met Office – Per controllare meteo e copertura nuvolosa
Cosa portare: abbigliamento e attrezzatura
L’inverno islandese non è il freddo estremo che potresti immaginare. Le temperature non sono polari, ma il vento e l’umidità cambiano tutto. Ecco cosa mi è servito davvero:
Essenziale:
- Intimo termico (maglia e pantaloni)
- Abbigliamento tecnico a strati
- Piumino impermeabile e antivento (io ne uso uno di CMP e mi trovo bene)
- Scarpe da trekking impermeabili con buona aderenza
- Guanti tecnici (non di lana, si bagnano)
- Cappello che copre le orecchie
- Sciarpa o scaldacollo
Utile ma non vitale:
- Ghette per le scarpe (se vai vicino alle cascate o sulla neve)
- Calzini di ricambio da avere all’occorrenza
- Powerbank (il freddo scarica le batterie piùvelocemente)
Gli errori da non fare
Sottovalutare la natura.
L’Islanda è bellissima e maestosa con ma può anche essere spietata. Sottovalutare le indicazioni, i cartelli o voler accedere a tutti i costi a zone impervie può farti correre dei rischi inutili. Tutte le indicazioni che ti verranno date non sono per rovinarti l’esperienza, sono per farti godere un viaggio senza pericoli.
Programmare troppo. In inverno hai 4-5 ore di luce. Le distanze sono lunghe. Il meteo può cambiare i piani. Non cercare di fare troppo o passerai tutto il tempo in macchina di corsa. Meglio vedere meno luoghi ma goderseli davvero.
Ignorare il meteo. Controlla Safe Travel Iceland ogni giorno. Le strade possono chiudere per neve o vento. Le condizioni cambiano rapidamente. Sii flessibile.
Quello che mi porto a casa
Oltre alle foto e ai ricordi, questo viaggio in Islanda in inverno mi ha lasciato alcune cose più sottili.
La consapevolezza di quanto la natura possa essere potente. Non nel senso edulcorato della frase, ma proprio fisicamente: la forza delle onde, la massa dei ghiacciai, il silenzio che ti fa sentire piccolo.
La conferma che viaggiare d’inverno ha una sua magia particolare. Meno turisti, paesaggi trasformati, un’atmosfera diversa. È più impegnativo, certo. Ma è anche più autentico.
E poi quella grotta di ghiaccio. Aver superato una delle mie paura, aver fatto una cosa che pensavo mi avrebbe bloccata e averla invece vissuta pienamente. È il tipo di ricordo che va oltre il viaggio stesso.
Consigli finali per il tuo viaggio
Prenota la grotta di ghiaccio in anticipo. I tour si riempiono in fretta, soprattutto a dicembre. Arctic Adventures è affidabile, guide preparate, attrezzatura seria.
Non correre. Gli spostamenti sono lunghi, goditi i paesaggi intermedi. Alcuni dei momenti più belli li abbiamo avuti fermandoci in posti casuali lungo la strada.
Porta snack e acqua in macchina. Tra una tappa e l’altra possono passare ore senza servizi. I supermercati Bónus sono la tua salvezza per fare scorta.
Controlla le ore di luce. A dicembre il sole sorge verso le 11 e tramonta verso le 15. Pianifica le tappe principali per le ore centrali.
Usa Visit Iceland per informazioni sempre aggiornate su attrazioni, condizioni, consigli pratici.
Accetta che l’aurora potrebbe non vedersi. Dipende da fattori fuori dal tuo controllo. Se la vedi, fantastico. Se non la vedi, l’Islanda d’inverno vale comunque ogni secondo.
Sei giorni sono pochi per vedere tutto dell’Islanda, ma sono perfetti per scoprire abbastanza da voler tornare. Questa era la mia seconda volta e non sarà sicuramente l’ultima. Ogni stagione offre qualcosa di diverso, ogni zona ha il suo carattere.
Ma l’inverno ha un’intensità particolare. Il buio che arriva presto, il freddo che ti fa apprezzare ogni momento di calore, quella qualità della luce obliqua che rende tutto surreale. E la possibilità di vedere l’aurora danzare nel cielo.
Se stai pensando a un viaggio in Islanda in inverno, preparati a un’esperienza che non assomiglia a nessun altro viaggio. Preparati al freddo, al buio, alle distanze. Ma preparati anche a paesaggi che non dimenticherai, a una natura che ti fa sentire vivo in modo diverso, a momenti di silenzio e meraviglia che capitano raramente nella vita.
L’Islanda in inverno non è facile. Ma è reale, è potente, è indimenticabile.




